La Fiera del 25 settembre - La Festa dei Santi Medici di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano-La Basilica

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La Fiera del 25 settembre

Civile
lla fine del Settecento, con l'affrancamento dalla feudalità, Alberobello inizia un nuovo cammino autonomo, anche nel culto. Viene infatti dotata di un proprio parroco, senza alcuna dipendenza dalla chiesa e dalla parrocchia di Noci. Qualche anno più tardi, nel 1803, otterrà
le reliquie dei due santi: frammenti del braccio destro di San Cosma e del cranio di San Damiano. Nel 1820 furono istituite, in occasione della festa, due giornate di fiera, avvenimento che allargò notevolmente il circuito di pellegrinaggio anche a mercanti e allevatori provenienti da tutta la Puglia e dalla Basilicata. Molti paesi vicini come Castellana, Cisternino, Fasano, Locorotondo avevano già una loro fiera e lo stessa Alberobello aveva un mercato domenicale di largo respiro. Ma la fiera per la festa era altra cosa: se da un lato serviva ad allargare gli scambi commerciali, dall'altro era un onore in più tributato ai Santi, un punto di riferimento e di incontro per i pellegrini di settembre.

Il decreto ufficiale che autorizzava la vendita di grano, vino, pecore, agnelli ed altre mercanzie nei giorni 25 e 26 settembre giungerà il 24 luglio 1820 a firma del Principe ereditario Francesco Duca di Calabria. La compravendita degli animali ("animali vaccini, cavalli e animali da soma, pecore e altri animali da macello" il cui numero raddoppiava di anno in anno) si svolgeva in Largo fiera, detto anche largo fogge o, semplicemente la foggia dalla presenza in situ di cisterne, attuale Largo Martellotta; lungo il Corso e nelle piazze della Vittoria e delle Erbe si svolgeva invece il mercato di "bambacia, lino, stoffa, canapa, funi, ferri e rame lavorati, scarpe, ferri minuti, seterie, cappelli .. .".

Di quei giorni, scrive P. Giannocaro, ricordo con nostalgia lo sfilata dei "massari" che, prima di andare a combinare i loro affari alla "foggia", con i segni della loro potenza economica e dell'autorità padronale, il bastone nella mano e la frusta che scendeva dal collo come una stola sacerdotale venivano a "salutare" i Santi Medici. Li ricordo sostare solenni per qualche istante dinanzi alle statue. Non una parola, ma un solo sguardo, un inchino di testa e subito dopo al tavolo del sacerdote, ancora assonnato, a lasciare "una Messa" o "una litania", prendere una immaginetta, baciarla e sistemarla nel portafogli -veri portafogli! -a giustificare la venuta e a provare quanti Santi Cosimo avevano fatto nella loro vita. Una scena che non vedo più da molti anni. 


© Francesco Pinto, 2015
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