Luoghi Sacri 2015, chiesa di san Cosmo a Conversano - La Festa dei Santi Medici di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano-La Basilica

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Luoghi Sacri 2015, chiesa di san Cosmo a Conversano

Civile
 on i festeggiamnenti della 379 ed. della festa dei santi medici Cosma e Damiano ad Alberobello, il programma presenta una novità culturale inconsueta in una festa patronale, 
intitolata LUOGHI SACRI. Si tratta di visitare tutte quelle località dove è incardinata una tradizione iconografica e una venerazione verso i Santi Medici. Come primo anno il Comitato Feste Patronali, d'intesa con il Centro Studi Internazionali Pierre Julien, visto anche le origini della venerazione ad Alberobello, ha indicato la chiesa di san Cosmo di Conversano
Questo scrigno sacro rappresenta una delle più importanti testimonianze seicentesche dell’arte barocca dell’Italia Meridionale. La chiesa prende il posto di un edificio di culto dedicato a san Matteo, citato in un atto del 1222, e collocato nei pressi di un conservatorio femminile chiamato Casa Santa che nel 1616 la duchessa di Nardò e Noci, Caterina Acquaviva, fa istituire sotto il suo patronato in una preesistente struttura monastica [220]. I fabbricati medievali  
sono ancora presenti all’interno del complesso monastico, come la torre menzionata nel racconto di un pellegrino francese citato dal Tarsia Morisco [220, 221], ma nella chiesa non sono leggibili tracce di questo periodo né sui prospetti e né all’interno.  La chiesa e il conservatorio sono oggetto di un vero e proprio progetto edilizio di rifondazione negli anni ’30 del Seicento per volontà del conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, figlio di Caterina, e della consorte Isabella Filomarino, i signori di Conversano che nel Seicento sono i promotori di una stagione di rinnovamento culturale ed artistico. A testimonianza di questa iniziativa il conte pone sulla facciata della Casa Santa un sigillo datato 1631 [222], data che si ritrova in un documento notarile in cui si parla di un quadro da inserire in una ”erigenda cappella” nella chiesa. Altre notizie sulla realizzazione di questo progetto si leggono in vari documenti a partire da una petizione del 1633 che il conte invia per ottenere la real protezione per un nuovo monastero da destinare al Terz’Ordine francescano [222] e da diversi rogiti notarili del 1635 nei quali la Casa Santa comincia ad assumere il titolo dedicato ai due santi martiri, mentre la chiesa continua a chiamarsi san Matteo [222] e solo più tardi dedicata ai Santi Anargiri. Le ultime notizie riportate dai documenti sono quelle della istituzionalizzazione nel 1646 dell’attività cultuale, per cui, secondo Fanelli [220], “la chiesa è ormai del tutto ultimata nella sua struttura architettonica interna ed esterna e nell’arredo pittorico relativo agli altari” tra cui spicca per intensità dei colori una grande pala (cm 200 x 148) ubicata sull’altare centrale, di autore incerto e poi, dopo diverse interpretazioni, attribuita a Cesare Fracanzano [5] raffigurante i santi Cosma e Damiano, l'uno in piedi, l'altro seduto con in mano una palma simbolo del martirio. Con la consacrazione nel 1660 possiamo essere certi che le vicende costruttive della chiesa sono definitivamente concluse.
Oggi al visitatore la chiesa, ben conservata, presenta una volta ricchissima nelle decorazioni e nelle raffigurazioni pittoriche dove sono riportate la vita e il martirio dei santi Cosma e Damiano, opere di Paolo Finoglio (Orta di Atella,1585 ca.– Conversano 1645), alacre rappresentante della pittura napoletana, e dei suoi allievi, Nicola Gliri (1631 – 1687) e Cesare Fracanzano (Bisceglie,1605 – Barletta, 1651). A quest’ultimo artista la tradizione, come abbiamo accennato prima, riferiva la pala dell’altare maggiore per i caratteri classicisti in essa riscontrabili, datandola intorno al 1650, anno della documentata presenza di Cesare a Conversano. Dopo il restauro degli anni Sessanta tale proposta apparve vacillante in quando i lavori misero in luce le qualità preminenti del dipinto, sicché l’opera rimase ancora a lungo nell’anonimato sino a quando nel 1996 Massimo Pulini (1) ne propose l’attribuzione ad Alessandro Turchi [223], sulla scorta di confronti con la produzione del pittore veronese, anticipandone la datazione agli inizi degli anni Trenta del Seicento. Facendo una attenta riflessione cronologica questo periodo coincide con la permanenza di Giangirolamo II a Roma, dove il conte avrebbe commissionato l’opera all’Orbetto (così veniva chiamato Alessandro Turchi) che nella città papale, sin dal 1614, aveva la sua bottega e dove, nello stesso torno d’anni, risiedeva il futuro arcivescovo di Napoli, Ascanio Filomarino, curatore, con un orientamento spiccatamente classicista, delle collezioni artistiche dei Barberini, nonché zio di quella nobildonna Isabella Filomarino, andata in sposa a Giangirolamo II. Non è azzardato supporre che lo stesso Ascanio Filomarino possa essere stato il tramite tra il conte di Conversano e Alessandro Turchi, che da diversi anni aveva convogliato buona parte dei suoi interessi verso il mondo classico. Ritornando alla tela dei santi Cosma e Damiano per avvallare ancora di più la paternità dell’opera ad Alessandro Turchi, Massimo Pulini nella sua relazione sull’attribuzione dell’opera così si esprime: “nel percorso stilistico dell’Orbetto, coerentemente condotto in elegante alchimia tra natura e ideale, il dipinto di Conversano trova numerosi riscontri tipologici, fisiognomici e compositivi, anche con opere tra loro distanti. Oltre ad avere le inconfondibili forme della piena maturità, tornite e rotonde, che ponderano le figure e danno un alto peso specifico ai panneggi, facendoli ricadere per gonfie coste, i santi Cosma e Damiano rivelano stretti apparentamenti con il san Carlo Borromeo di Ripatransone (Ascoli Piceno) che è del 1623, e con l’Estasi di san Francesco di santa Maria in Organo a Verona, che sappiamo inviata da Roma nel 1644. Opere scalate nella lunga attività romana, ma accomunate dallo stesso pacato accoramento, che racconta un eloquio sentimentale senza mai giungere all’enfasi, sono dipinti caratterizzati dal medesimo ingombro scenico, che dà concreto protagonismo alle figure, fondendole in una atmosfera di mediana luminosità ed isolandole in uno spazio pulito, levigato”.
Sulla complessa personalità del committente, basti qui accennare che le memorie storiche lo restituiscono ora come raffinato mecenate, possessore di una ricchissima collezione di dipinti, ora come tiranno e repressore sanguinario di ogni protesta. Fino al volgere di eventi economici e politici che lo portarono ad essere lui stesso incarcerato, privato del potere e dei suoi beni. Il Pulini così conclude la sua relazione: “Il recente restauro della tela di Conversano ha disvelato una qualità esecutiva eccelsa e compatta, che rende plastiche le superfici dei panneggi, quasi fossero il modellato di una scultura in terracotta. Riemerge, quanto mai esaltato, il dialogo tra le tinte cromatiche, che mantiene una dimensione armonica e corale pur avendo restituito nitidezze e distinzioni alle singole voci dei colori. Le variazioni dei rossi, i dorati delle terre, il lustro dei velluti e il candore dei bianchi si sono conservati intatti sotto l’ingiallirsi della vernice”. Da questa descrizione risulta una piena conferma della vocazione purista di Alessandro Turchi, che in dipinti come questo, in cui unisce il rigore alla semplicità, la concretezza ad un’intimità spirituale, raggiunge gli apici migliori del purismo europeo. Il naturalismo ben temperato dell’Orbetto ha ritrovato una perfetta accordatura nel dipinto dei santi Cosma e Damiano.

All'appuntamento si sono presentati in pochi, forse per un orario molto mattutino o per la giornata festiva che invoglia a prolungare ancora per un pò il sonno mattutino. Dopo la messa celebrata da don Angelo Fanelli, il prof. Angelo Martellotta ha descritto le opere presenti nella chiesa, mettendo in risalto il grande valore storico, artistico e culturale del monumento conversanese.


(1) MASSIMO PULINI - Nato a Cesena il 15 agosto 1958, docente di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Storico dell'arte tra i più autorevoli in ambito nazionale e internazionale, ha scritto numerosi saggi storici, in particolare riguardanti artisti dei Seicento. Consulente della più importante collezione privata di pittura del Seicento europeo, la raccolta Luigi Koelliker di Milano. Come pittore ha esposto in importanti gallerie private e pubbliche, sia italiane che straniere. Su commissione dei Musei Vaticani, ha realizzato la decorazione della volta di una delle stanze degli appartamenti papali. Dal 2002 ha pubblicato cinque saggi di storia dell'arte e, nel 2011, il suo primo romanzo.



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